D’ANNUNZIO A FIUME ‘CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI’


Il 12 settembre 1919 gabriele d’Annunzio, al comando di un contingente di 2.500 volontari, entrava in Fiume con la cosiddetta ‘marcia di ronchi’ (dal nome della località friulana di partenza), senza trovare parti- colare resistenza da parte dell’esercito anglo-franco-statunitense che occupava la città dal termine della prima guerra mondiale. 
Come premessa all’episodio va ricordato che, in base alla conferenza di pace di pa- rigi e al Trattato di Versailles, con cui si chiudeva il conflitto, l’Italia aveva ottenuto i territori di Trento e di Trieste ma non la città di Fiume, nonostante fosse abitata in maggioranza da connazionali, per l’opposizione del presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson che, con l’appoggio del governo francese, era invece più propenso per l’assegnazione al ne- onato Stato jugoslavo. già dall’ot- tobre 1918, inoltre, si era costituito a Fiume un Consiglio Nazionale favorevole all’annessione all’Italia, a capo del quale fu nominato il medico irredentista Antonio grossich. In questo quadro abbastanza complicato di politica interna ed estera, si cominciò a parlare, negli ambienti più nazionalisti, di ‘vittoria mutilata’ proprio a rimarcare la mancata assegnazione di terre, tra cui Fiume, che venivano considerate italiane a tutti gli effetti. 
Gabriele d’Annunzio, all’epoca già assai celebre come poeta e letterato anche al di fuori dei confini nazionali, non aveva mai nascosto, approfittando dello stato di grande confusione in cui si trovava la nazione, uscita stremata dalla guerra, le sue ambizioni di carattere più dichiaratamente politico, tanto che, come mette in luce piero Chiara nella sua fortunata biografia del Vate, nel periodo che intercorre tra la fine del conflitto e la mussoliniana marcia su roma, furono parecchi coloro che videro in lui una possibile valida guida in grado di ridare prestigio e dignità internazionale a un paese lacerato da profondi dissidi interni e da un crescente malcontento popolare. 
L’episodio fiumano si inserisce dunque in questo contesto di grande fervore patriot- tico, ben interpretato dal poeta con una serie di discorsi di forte impronta nazio- nalista nelle principali città italiane, e buona parte del 1919 fu dedicata, mediante una fitta rete di rapporti, alla preparazione dell’impresa fiumana. L’azione vide per l’appunto compimento il 12 settembre con l’ingresso in città, tra l’acclamazione del- la folla e dei volontari, e la proclamazione dell’annessione di Fiume al regno d’Italia. La permanenza dannunziana, che nell’agosto 1920 istituì la reggenza Italiana del Carnaro come vera e propria entità statuale, durò fino al dicembre dello stesso anno, in cui il regio Esercito italiano, per ordine del governo
guidato da giovanni giolitti che si era nel frattempo impegnato con il Trattato di rapallo a rendere Fiume indipendente secondo un regime accettato anche dalla Jugoslavia che prevedesse l’elezione di un assemblea costi- tuente, dopo un ultimatum imposto al letterato, procedette con la forza allo sgom- bero dei legionari dannunziani. gli scontri, che durarono dal 24 al 29 dicembre 1920, furono battezzati da d’Annunzio ‘natale di sangue’ e causarono alcune decine di vittime, tra militari, civili e legionari, segnando la fine dell’impresa del poeta.

Di questo periodo, l’asta bolaffi dedicata alla filatelia dello scorso 11 e 12 dicembre ha presentato alcuni cimeli di grande interesse, a cominciare da una busta affrancata con due valori dell’occupazione di Fiume, di cui uno da 15 c. ‘personalizzato’ con l’applicazione dell’effigie del letterato sulla parte centrale, entrambi annullati con la firma autografa di d’Annunzio. L’insieme era applicato con ceralacca su un foglio di carta intestata hic manebimus optime con uno scritto dello stesso d’Annunzio datato ‘21 gennaio 1920’ e firmato come ‘comandante di Fiume’: “il francobollo con la mia effigie militare... è unico. comperato all’asta per lire cinquantamila, in favore dei bambini fiumani, non è né sarà eseguito in serie, avendo io approvato per l’esecuzio- ne altri tipi con la mia effigie disegnata da guido Marus- sig”. Il pezzo, che partiva da una base d’asta di 2.000 euro, è stato aggiudicato a 8.400 euro. 
Altro raro cimelio presente in asta era una medaglia in
oro stella di Fiume che veniva donata personalmente dal
poeta a legionari e personalità sostenitrici della causa
fiumana. L’esemplare in catalogo era accompagnato da una lettera di omaggio a una signora dello stesso d’Annunzio ed è stato battuto per 2.400 euro. Sempre al periodo dell’occupazione si riferivano poi quattro importanti manoscritti presentati nell’asta di autografi e libri antichi svoltasi a Milano il 16 e 17 dicembre e aggiudicati complessivamente per oltre 33.000 euro. Si trattava di tre stesure autografe di pro- clami risalenti all’anno cruciale 1920 intitolati rispettivamente Vogliamo per la fede morire, a noi! e agli italiani. Quest’ultimo, in particolare, composto alla vigilia di Natale del 1920, è ricordato come uno dei più veementi scritti di d’Annunzio sulla scorta dell’emozione suscitata dall’intervento dell’esercito contro la città adriatica, a cominciare dal celebre incipit destinato a fotografare il tragico epilogo: “il delitto è consumato. la terra di Fiume è insanguinata di sangue fraterno”. Quasi un tragico contraltare all’ottimismo dell’altro proclama, datato 16 maggio 1920, destinato a infiammare la folla gremita nel Teatro Fenice con la celebre chiusa: “a chi la forza? a noi! a chi la costanza? a noi! a chi la fedeltà? a noi! a chi la vittoria? a noi! con- tro tutto e contro tutti, alala!” Chiudeva la sezione una lunga lettera indirizzata dal poeta al generale badoglio contenente un’accorata supplica per “risolvere il proble- ma adriatico”. In realtà il documento, che avrebbe dovuto essere consegnato diret- tamente all’interessato da Tommaso Antongini, segretario di gabriele d’Annunzio, durante il convegno italo-jugoslavo di pallanza del 1920, non arrivò mai nelle mani di badoglio per l’improvvisa interruzione dei lavori. 

Testimonianze vive e incandescenti di un periodo tra i più densi di avvenimenti del- la storia nazionale, questi documenti aiutano a rivivere in presa diretta l’emozione di quei giorni in cui la Storia sembrava mutare e svolgersi nel breve giro dei giorni, quando non delle ore. 

Di Alberto Ponti