DAL FILIPPO ALLA CORONA. LE MONETE LOMBARDO-VENETE DURANTE LA DOMINAZIONE AUSTRIACA


La presenza nella prossima asta numismatica di fine novembre di un consistente nucleo di monete lombardo-venete, coniate durante la dominazione austriaca, fornisce l’occasione per approfondire la conoscenza di un importante periodo storico che ha fortemente influito sullo sviluppo del sistema monetario italiano moderno.

Correva l’anno 1700 quando Carlo II di Spagna morì lasciando il suo regno senza eredi. Fu così che ebbe inizio quella che è passata alla storia come guerra di successione spagnola, uno scontro che coinvolse mezza Europa, non ultima l’Italia. La Lombardia infatti fu uno dei teatri del conflitto e il Ducato di Milano uno di quei territori che si ritrovò a passare dalla corona degli Asburgo di Spagna a quella imperiale.
Carlo III nel 1706 fu proclamato duca di Milano e non modificò il sistema monetario spagnolo continuando a fregiarsi del titolo di Re di Spagna anche sulle monete. La situazione non cambiò una volta assunto il titolo di Imperatore (divenendo Carlo VI), perché due secoli di amministrazione spagnola avevano radicato l’utilizzo del sistema iberico basato sulla doppia in oro e sul filippo d’argento.

L’ascesa al trono di Maria Teresa fu epocale non soltanto dal punto di vista storico-politico - il padre dovette infatti modificare una tradizione ultrasecolare per metterla nella condizione di ereditare la corona imperiale - ma anche per l’introduzione di un nuovo sistema monetario che andò finalmente a sostituire le ormai vetuste monete spagnole. L’imperatrice si trovò ad affrontare un grave disordine, evidenziato anche da Cesare Beccaria nell’opera Del disordine e de’ rimedj delle monete (1762), oltre alla riapertura della zecca di Milano, inattiva da diversi anni.

Gli anni sessanta del XVIII secolo furono quindi quelli in cui si sviluppò la discussione fra governo e intellettuali milanesi, attraverso il Supremo Consiglio di Economia, su quale opzione adottare, arrivando alla decisione di riattivare e modernizzare la zecca milanese e adottare un sistema monetario strettamente legato alla tradizione lombarda. Nacquero così nel 1778 le nuove monete milanesi: doppie e zecchini in oro, scudi e lire in argento, con i vari sottomultipli.

Il successo della riforma ebbe però vita breve grazie al rialzo del prezzo dell’oro. Giuseppe II, succeduto nel frattempo a Maria Teresa, si vide costretto a mettere mano alla riforma abbandonando le vecchie doppie a favore delle nuove sovrane (austriache) rivedendo la relazione fra monete d’oro e monete d’argento. I successori Leopoldo II e Francesco II non apportarono alcun cambiamento al sistema monetario, anche durante la breve restaurazione austro-russa del 1799-1800.

Nel frattempo il ciclone Napoleone si scatenò sull’Europa spazzando via le consuetudini del vecchio mondo e inaugurando una nuova era. Con la Restaurazione e il ritorno degli austriaci con Francesco I d’Asburgo-Lorena, in Lombardia si stabilì una nuova entità statale, il Regno Lombardo- Veneto, che dovette subito affrontare la necessità di un rinnovato sistema monetario che potesse coniugare l’autorità viennese al sistema decimale introdotto da Napoleone e ormai adottato in tutta l’Europa continentale. L'unità monetaria divenne la lira austriaca divisa in centesimi, a cui vennero legate le sovrane in oro. La zecca di Venezia affiancò Milano nella produzione di monete che si distinguevano fra di loro e da quelle austriache dal solo segno di zecca (M per Milano e V per Venezia).

Dopo i moti del 1848, un’ultima riforma venne approntata da Francesco Giuseppe. Il fiorino austriaco in argento divenne il riferimento del nuovo sistema, mentre le monete in oro (corone e mezze corone) furono relegate al mero utilizzo commerciale. Una riforma che ebbe poca fortuna visto che già nel 1859 la Lombardia si staccò dall’Impero austriaco e con l’annessione al Regno di Sardegna del futuro re d’Italia Vittorio Emanuele II, si ritornò alla monetazione decimale di tipo Napoleonico.

di GABRIELE TONELLO