I CIMELI GARIBALDINI DI BETTINO CRAXI. 


Nella prossima asta di Arredi e Dipinti Antichi del prossimo 5 novembre, verrà presentata una collezione di oggetti d’arte appartenuta a Bettino Craxi (1934-2000) fino al 1997, quando venne sequestrata dallo Stato italiano in seguito al tentativo di esportazione da Livorno a Hammamet. La raccolta comprende dipinti moderni, stampe, sculture, reperti archeologici, doni di politici e varie altre curiosità. Ci vorremmo soffermare su una serie di oggetti che riguardano la rappresentazione della figura di Giuseppe Garibaldi (Nizza 1807 – Caprera 1882) messi all’incanto con una base d’asta di 70.000 Euro in unico lotto perché notificati in blocco dallo Stato. Come è noto Bettino Craxi fu un appassionato ammiratore della figura dell’eroe dei due mondi. In un celebre discorso pronunciato da Craxi in occasione del centenario della morte dell’eroe (Marsala, 15 aprile 1982) emerge quanto amasse considerare Garibaldi il precursore del suo socialismo così come si può leggere: […] il socialismo di cui egli [Garibaldi] parla e di cui si erige a difensore contro i reazionari e contro altri socialismi è un socialismo umanitario, intessuto di principi etici e di valori cristiani. […]. Chiunque voglia risalire alle radici dell’Italia moderna, per cogliere la vocazione nazionale all’aspirazione della libertà, al progresso, all’eguaglianza, lo spirito di indipendenza e di pace non può non incontrarsi con la figura e l’opera di questo grande italiano. Alla ricerca delle nostre radici, per rendere più saldo il cammino che oggi stiamo percorrendo, lo abbiamo fatto noi socialisti che in tante battaglie delle generazioni che seguirono, abbiamo colto il segno della continuità con la tradizione garibaldina cui debbono essere ricollegati tutti coloro che seppero battersi con coerenza, con spirito di sacrificio, pagando di persona per la libertà e per l’indipendenza del proprio paese. In Craxi l’encomio e la tradizione politica di ispirazione garibaldina, si espressero in una passione collezionistica per il personaggio e la sua rappresentazione in tutte le sue possibili espressioni. Come testimoniò Anna Craxi in un’intervista, lei e il marito trascorrevano i fine settimana a ispezionare i mercatini di antiquariato per trovare cimeli garibaldini.

Infatti la straordinaria popolarità di Garibaldi coinvolse l’immaginario popolare attraverso oggetti di uso quotidiano: fu uno dei personaggi più rappresentati di tutti i tempi. Tra le numerosissime curiosità figurano: una scatola portaburro che effigia Garibaldi con il tricolore, tre bottiglie a forma di busto di Garibaldi, un fazzoletto, le famose figurine della confezione del dado Liebig con gli episodi della spedizione dei Mille, la fusione in bronzo della mano del generale. Opere degne di nota dal punto di vista storico-artistico sono invece i tre busti realizzati nell’ultimo ventennio dell’Ottocento. Il più intenso e veristico è quello in terracotta di Ettore Ximenes (Palermo 1855 – Roma 1826 o 1827), firmato e datato Firenze 1882, anno della morte del generale. Un altro busto vivo nella sua immediata espressività è in marmo realizzato dall’allievo di Vela, Vincenzo Giani (Como 1831- 1900), sulla falsariga del modello dal maestro. Di qualità ma non firmato è un busto in marmo che rappresenta Garibaldi con la tipica giubba abbottonata ai lati). Presente anche un bassorilievo di gusto Neoclassico opera di Achille Bianchi (Milano 1838-1889) raffigurante Garibaldi e la moglie Anita ancora giovani e di profilo. Enrico Butti (Viggiù 1847 – 1932) effigia un garibaldino in bronzo. I garibaldini sono altresì celebrati in due olii. Uno firmato, dedicato e datato 1865 da Giovanni Carnovali detto il Piccio (Montenegrino, Varese 1804 – Cremona 1874) che ritrae Ettore Tasca, uno dei Mille. Dai colori vividi e dalla composizione complessa è un olio su tela non firmato che li vede in sosta presso un ristoratore di campagna, Due opere su carta sono pregevoli: una firmata Sebastiano De Albertis (Milano 1828 – 1897) con l’incontro di Teano tra il re Vittorio Emanuele II e Garibaldi (16 ottobre 1860) e l’altra firmata da Consalvo Carelli (Napoli 1818 – 1900) intitolata il tricolore sul campo di battaglia. A completamento del catalogo dell’eredità Craxi, una serie di medaglie, e un certo numero di autografi, biografie e bibliografie che riguardano la figura storica di Giuseppe Garibaldi.