INFANTI CHEZ CASA SAVOIA


Fra le proprietà del duca d’Aosta offerte all’Asta bolaffi nell’autunno 2013 sono stati venduti con ottimi risultati alcuni ritratti di bambini della casata dei Savoia. Si trat- ta di opere ascrivibili ad autori, o comunque ad ambiti, ben precisi, apprezzati dal mercato antiquario e dai collezionisti per la genuinità della provenienza e per la piacevolezza dei soggetti rappresentati.
Il più antico, del 1589, è verosimilmente opera, del tutto o in gran parte, di Jan Kra- eck, detto giovanni Caracca (Haarlem, documentato dal 1568 - Torino 1607), pittore di corte di Carlo Emanuele I (1562-1630) e Caterina Micaela d’Asburgo di Spagna (1567-1597). ritrae tre figli dei committenti: Filippo Emanuele a tre anni, Emanuele Filiberto a undici mesi, Vittorio Amedeo a ventitré mesi. gli incarnati chiari, il volto ben delineato, soprattutto nella figura di Filippo Emanuele (quasi certamente di mano del Caracca), i dettagli ben studiati rimandano ad altri ritratti coevi dei dieci figli di Caterina Micaela, all’epoca realizzati in grande numero. Si sa come, in ge- nerale, l’uso del ritratto fosse il modo strategico, diplomatico ed encomiastico, di scambiarsi simbolicamente omaggi e tributi nell’ambito delle politiche dinastiche. In questo caso il numero delle repliche fa pensare che Caterina Micaela volesse rivitalizzare il forte legame affettivo che la univa al padre Filippo II di Spagna, dal quale si era allontanata in seguito al matrimonio con Carlo Emanuele I (1585). Attribuiti allo stesso autore, nel 2005 sono passati all’asta a Londra tre ritratti a figura intera di altri figli della coppia, appartenuti a Maria beatrice di Savoia e prima an- cora alle collezioni del Castello di racconigi. due di questi si trovano ora presso la galleria Sabauda.  
presumibilmente opera del francese philibert Torret detto Narciso (brioud?-Torino 1669), pittore di corte, riconfermato nel suo ruolo nel 1637 da Vittorio Amedeo I, è il ritratto di Carlo Emanuele II di Savoia (Torino 1634-1675). Questa immagine di Carlo Emanuele II esplicita la sua controversa legittimazione al titolo ducale dopo la morte del primogenito Francesco giacinto (1638). Quando la madre Maria Cri- stina di borbone di Francia (1606-1663) assunse la reggenza per la seconda volta, fu fortemente osteggiata da Tommaso Francesco di Carignano, che, temendo di essere escluso dalla successione, si alleò con la Spagna, precedentemente in guerra contro la Francia che sosteneva Cristina. Scoppiò così in piemonte la guerra civile (1638-42). Nel 1642 le due potenze privarono Tommaso di ogni diritto alla successione e si accordarono sul riconoscimento di Carlo Emanuele II come legittimo erede. Di questo periodo, o di poco successivo, dovrebbe essere databile il ritratto nel quale il duca posa con la corazza da parata davanti a un tenda rossa, mentre pone la mano destra sopra un elmo che poggia sul tavolo. È nota in collezione privata un’incisione non datata di balthasar Moncornet molto simile iconograficamente a questa, ma presumibilmente posteriore al dipinto. Proprio negli stessi anni il duca è rappresentato e celebrato in un’altra stampa di Charles Audran, dal quale è tratto il dipinto attribuito a Esprit grandjean detto Monsù Spirito e in due dipinti che lo ritraggono con la madre e le sorelle Margherita Iolanda ed Enrichetta Adelaide (1644 circa), uno conservato a Torino e l’altro alla pinacoteca di Siena, attribuito proprio a philibert Torret. 

Con un intento simbolicamente e politicamente meno impegnato sono le tre tele con le “reali principesse infanti”. Il documento che ne riguardava la commissione, conservato presso l’Archivio di Stato di Torino, è stato citato in diverse pubblica- zioni, e solo recentemente le tre tele sono state rintracciate fisicamente. Il dato archivistico si riferisce appunto alla commissione a Louis Michel van Loo (Tolone 1707 - parigi 1771), che nel 1733, appena prima di partire per roma, eseguì i ritratti delle tre figlie di polissena d’Assia rotenburg: Eleonora Maria Teresa (1728-1781), Ma- ria Luisa gabriella (1729-1767) e Maria Felicita Vittoria (1730-1801). Secondo un gusto pienamente settecentesco, le tre bambine sono sedute su un cuscino cremisi. Eleonora Maria Teresa è in un esterno, lo sfondo è una quinta architettonica con una veste azzurra che richiama il colore dei suoi occhi, il fiore nei capelli e il cielo. Le armonie cromatiche delle vesti, dello sfondo e dei fiori nei capelli, sono curate anche nelle altre due bambine, impegnate in un momento ludi- co rispettivamente con un pappagallo e con un cagnolino. 
 
Di Maria Ludovica Vertova