SIERRA LEONE NON SOLO DIAMANTI


All’asta di filatelia Bolaffi del 20 e 21 aprile 2017 una coppia usata di francobolli soprastampati da 2 pence e mezzo su due scellini per uso fiscale, emessa nel 1897 dalla Sierra Leone, ha raggiunto un realizzo finale pari a 91.500 euro, top price dell’intera vendita.

La caratteristica del raro pezzo era data dalla presenza della soprastampa di tipo diverso tra il primo e il secondo esemplare, che lo rendeva una rarità ambita dai collezionisti specializzati.
L’emissione dei fiscali soprastampati è d’altronde la più ricercata tra tutte quelle che videro la luce nel piccolo stato africano affacciato sull’Oceano Atlantico, possedimento britannico dal 1808 e i cui primi francobolli avevano visto la luce nel 1861, con due valori da 6 pence raffiguranti l’effigie dell’allora regina Vittoria.

Tra le altre cose ricercate della colonia, i 5 sterline delle due serie pittoriche di Giorgio V degli anni ’20 del Novecento hanno oggi una quotazione di catalogo pari a 3500 e 3000 sterline.
Le serie successive, benché accattivanti da un punto di vista grafico, hanno prezzi decisamente inferiori, seguendo il destino di tutte le emissioni degli stati africani indipendenti, caratterizzate da tirature più ampie e non esenti, soprattutto negli anni ’60 e ’70, da fenomeni di tipo speculativo. Nel caso della Sierra Leone, l’ingresso come membro indipendente nel Commonwealth risale al 1961 e i francobolli del periodo successivo,
dal limitatissimo uso postale in uno stato caratterizzato all’epoca da un analfabetismo assai elevato, si trasformano più che altro in curiosi ‘gadget’ collezionistici riproducendo forme del tutto estranee a quella tradizionale come cerchi e ovali, quando non addirittura diamanti, aquile e profili del continente africano.

Discorso a parte rispetto ai pezzi sciolti merita la storia postale, oggetto di un interesse crescente negli ultimi decenni. La ridotta quantità di lettere disponibili nel periodo filatelicamente più rilevante è costituita quasi sempre dalla corrispondenza tra gli uffici amministrativi della colonia e la madrepatria, anche se non mancano interessanti esempi di lettere commerciali relative allo sfruttamento delle miniere di diamanti, di cui il paese è ricco. In quest’ultimo caso possono entrare in gioco, oltre all’affrancatura, anche altri elementi quali destinazione, tragitto, tassazione e il contenuto delle missive, se presente, nel tratteggiare uno spaccato storico-documentale di indubbio fascino e suggestione.

Risultati come quello raggiunto dalla coppia di Sierra Leone, quando non addirittura di molto superiori, per esemplari importanti delle colonie inglesi non sono tuttavia un caso isolato, dal momento che la raccolta del Commonwealth britannico è ancora oggi assai amata e diffusa presso un numero grandissimo di appassionati in tutto il mondo. Non stupisce allora che alle più prestigiose aste internazionali alcuni valori di paesi come Guyana, Malesia, Mauritius, Terranova, per non citarne che alcuni, facciano segnare aggiudicazioni di diverse centinaia di migliaia di sterline o dollari, quando non di milioni. E’ questo il caso dell’unico esemplare conosciuto dell’1 c. magenta della British Guyana del 1856, battuto nel 2014 da Sotheby’s a New York per 9,5 milioni di dollari e acquistato dallo stilista e imprenditore statunitense Stuart Weitzman, prezzo più alto finora raggiunto in ambito filatelico.

Presso le aste Bolaffi i recenti risultati più significativi in riferimento alle storiche emissioni dell’impero inglese sono stati un 500 dollari angolo di foglio, alto valore emesso nel 1921 per gli Straits Settlements delle Indie orientali, passato alla vendita del 12 dicembre 2014 da una base di 25.000 euro a un realizzo di 81.000 euro, e i due ‘Post Paid’ (rispettivamente i numeri 3 e 4 del catalogo Stanley Gibbons) di Mauritius del 1848. I due pezzi, già parte degli album di alcuni storici protagonisti della filatelia mondiale, come Burrus, Ferrary, Hind e Kanai, sono stati aggiudicati insieme per ben 204.000 euro.

La tradizione collezionistica di area britannica può d’altronde vantare illustri precedenti a cominciare da re Giorgio V, tra i più celebri filatelisti della storia, che ampliò la raccolta ereditata dal padre Edoardo VII fino a farla diventare tra le più ampie del settore. Proseguita dai discendenti, tra cui l’attuale regina Elisabetta II, la collezione è attualmente ospitata a St. James Palace e alcune parti di essa si possono periodicamente ammirare presso la Royal Philatelic Society di Londra e importanti esposizioni internazionali.

di ALBERTO PONTI